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PERCHE' LA BIOENERGETICA PER I MUSICISTI...

Nella mia esperienza ormai quasi trentennale di violoncellista, difficilmente mi sono trovato a incontrare professionisti e docenti del campo che considerassero il "suonare" uno strumento come una esperienza che coinvolgesse l'individuo nella totalità del suo essere, come un fatto quindi psicocorporeo, ma piuttosto ho incontrato persone che concentravano la loro energia per ottenere un risultato a livello esecutivo-interpretativo. In verità, si tratta di una attività ben più complessa, per lo stesso strumentista,perché può rappresentare l'opportunità di esplorare una strada di autoconsapevolezza e di crescita. In effetti, quando si pone davanti al suo strumento, lo fa, consapevolmente o inconsapevolmente,esprimendo le sue modalità di linguaggio corporeo.Come un attore, egli può scoprire se stesso e percorrere  la propria interiorità vivendo consapevolmente la rappresentazione teatrale della propria vita.  

 

La questione della consapevolezza è un punto focale rispetto all'esperienza del musicista, soprattutto in un mondo come il nostro, figlio della cultura occidentale che si fonda storicamente sulla supremazia della ragione, per la quale egli si trova a vivere contemporaneamente, da un lato una profonda dissociazione tra mente e corpo, e dall'altro la frustrazione di una società che, mentre gli impone la competizione, la perfezione, il continuo superamento del limite, lo svilisce e lo annienta predicando una immagine della Musica come di una realtà che "non produce", di fatto svalutandola e vanificandola nella maniera più assoluta. Perciò la musica viene "mentalizzata" e si allontana dalla sua essenza di espressione, e di dialogo empatico tra l'universo emotivo del compositore e dell'esecutore-interprete.

 

Il musicista, prima di essere un "artista del suono" è un essere umano.Oggi la difficoltà di ciascuno di noi, in quanto persone, è quella di mantenere i ritmi che la vita quotidiana ci impone senza perdere il contatto con noi stessi, la consapevolezza e la coscienza di ciò che siamo e di dove siamo diretti.
La Bioenergetica è una delle discipline che ci aiuta a trovare questo radicamento e attraverso la respirazione, fonte di energia e di vita, ci accompagna nella scoperta, nel  dare "voce" e sviluppare in noi i mezzi creativi necessari per esprimerci.

Ma perchè scegliere proprio la Bioenergetica, integrata alla metodologia dalcroziana, come applicazione alla figura del musicista?
Intanto bisogna dire che l'espressione del musicista è una comunione di mente, corpo ed emozione.
La tecnica Dalcroze come la Bioenergetica favorisce l'integrazione mente-corpo-emozione, ma in più si avvale della musica che, come è stato dimostrato, è uno degli interruttori che attivano e fanno fluire il mondo emotivo della persona a livello corporeo.
Ma andiamo per gradi. Dalcroze dice che " l'elemento fondamentale maggiormente legato alla vita e all'arte del suono è il Ritmo.Il Ritmo dipende esclusivamente dal movimento e trova l'esempio perfetto nel nostro sistema muscolare ". La musica attiva dunque il ritmo corporeo, e dallo stesso viene espressa. Ma la musica, come sappiamo, attiva il ritmo corporeo anche alterandone il battito cardiaco e dunque è in grado anche di mettere in luce il ritmo emozionale della persona.Potremmo quindi dire che, prima di passare nel corpo, la musica attiva le emozioni che poi diventano corpo e da questo nuovamente emozioni, attraverso la memoria corporea.
Ed è a questo punto che subentra l'ausilio della Bioenergetica, poichè la capacità di gestire e di dare un nome alle emozioni non rientra nella metodologia dalcroziana. Ho pensato perciò di integrare la pratica bioenergetica come una possibilità, partendo dalla coscienza di sé, di fare un percorso attraverso la propria storia emozionale individuandone eventuali blocchi nel corpo che è appunto la memoria della nostra esperienza, e come l'opportunità, attraverso gli strumenti bioenergetici, di tornare a far fluire la propria energia riequilibrandola nell' espressione emotiva e corporea.
Tornando al musicista, si tratta in sintesi di permettere a ciascuno strumentista di andare più in profondità alla scoperta delle proprie potenzialità espressive come persona e quindi come musicista, e là dove ci siano dei blocchi a livello corporeo (e quindi presumibilmente anche a livello strumentale) individuarne le origini di natura emotiva, per poi fornirgli gli strumenti ed i mezzi in grado di restituire libertà e piacere alla sua espressione.

 

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